
Come difendere la qualità del giudizio nell'era di un'intelligenza artificiale addestrata a darti sempre ragione.
Quarantuno pagine, i capitoli 5–9 del saggio «Il contraddittore cognitivo», opera in preparazione. Il metodo poggia su ricerca pre-registrata (OSF, DOI 10.17605/OSF.IO/5QC8T) e su una piattaforma funzionante, CounterBrain.
I libri sull'intelligenza artificiale raccontano cosa la macchina sa fare. Questo estratto affronta il problema opposto: cosa l'AI fa al giudizio di chi la usa. I modelli generativi sono addestrati a compiacere. Chi decide con il loro aiuto riceve conferme, non contraddittorio — e la conferma, ripetuta, atrofizza il giudizio.
L'antidoto non è diffidare della macchina: è progettarla come avversario. Le sei mosse che seguono sono la parte operativa del saggio, quella che si può usare lunedì mattina in una riunione, senza teoria preliminare.
Una precisazione doverosa: il Δ-CSI citato in queste pagine è una proposta di metrica. Misura l'intensità della sfida a una decisione, non la qualità della decisione stessa.
Dalla premessa non detta fino alla fonte dichiarata.
Le premesse che nessuno esamina perché si travestono da fatti. Come farle emergere con quattro domande meccaniche.
Costringere il ragionamento a percorrere la strada che non vorrebbe: il pre-mortem e il gioco del 2-4-6.
Non cercare conferme: progettare la prova che, se fallisce, smonta la decisione. E farla progettare a chi non guadagna dalla firma.
Chi deve dimostrare cosa. Il ribaltamento che salvò — e quello che non salvò — decisioni celebri.
«Certo» non è una probabilità. Come si scrive una stima che il lettore può soppesare.
Ogni affermazione porta con sé la propria provenienza — o non vale come premessa di una decisione.
Se stai preparando una decisione ad alta responsabilità — un'operazione, un investimento, una riorganizzazione — possiamo parlarne direttamente. Niente questionario, niente discovery aggressiva.
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