La sovranità cognitiva è la capacità collettiva di un board, di un comitato o di una funzione deliberativa di mantenere un giudizio indipendente, calibrato e falsificabile anche quando gli strumenti di intelligenza artificiale spingono nella direzione opposta. Il costrutto è stato introdotto da Francesco Saverio Canepa nel paper omonimo (2026, DOI 10.17605/OSF.IO/6N8TG).
Il problema che nomina è strutturale: i sistemi AI ottimizzati per la soddisfazione dell’utente tendono a compiacere, gonfiano la confidenza e — quando molte organizzazioni usano gli stessi strumenti — omologano il ragionamento. Il paper integra quattro filoni di ricerca consolidati (sycophancy nei modelli RLHF, over-reliance sull’automazione, deskilling, monocultura algoritmica) in quattro dimensioni operative: indipendenza di giudizio, resistenza all’omologazione, calibrazione dell’incertezza e tracciabilità dell’onere della prova.
Dal costrutto deriva un quadro di governance per board: sfida obbligatoria oltre una soglia di materialità, registro deliberativo prospettico, separazione tra chi decide e chi sfida, calibrazione verificata nel tempo. Il meccanismo di protezione proposto è il contraddittore cognitivo. Sintesi e paper completo nella sezione Ricerca.